Laurea online e computer. Tu sai usarlo?

Un elemento che accomuna molti studenti che vogliono prendere una laurea online è il timore di non avere una conoscenza abbastanza approfondita del computer. Questa paura, il più delle volte, è ingiustificata; ciononostante qui cerchiamo di chiarire i dubbi e le paure che potrebbero impossessarsi di un futuro studente in rete.

Il primo elemento su cui concentrarsi ci ricorda che le capacità di cui disponiamo in questo momento diventeranno via via più approfondite con il passare del tempo, cioè quando gradualmente acquisteremo maggiore sicurezza con l’uso. Per questo motivo, le cose che ci appaiono estremamente difficili adesso tra un paio di mesi potrebbero apparirci come la cosa più semplice del mondo. Riuscire a sorpassare queste paure è sicuramente una delle chiavi per diventare uno studente on-line di successo.

Un altro elemento da tenere in considerazione è la cosiddetta “alfabetizzazione informatica”che si riferisce alle conoscenze che la persona ha in relazione a questi cinque elementi:

capacità di utilizzare i programmi per la creazione di documenti

capacità di utilizzare contenuti multimediali

capacità di risolvere piccoli inconvenienti tecnici

capacità di fare delle ricerche su Internet

capacità di usare fluidamente la piattaforma di facoltà

Laurea online e pc

Laurea online e pc

- Capacità di utilizzare programmi per la creazione di documenti:

I software che si utilizzano per creare documenti sono la spina dorsale delle diverse suite di produttività per l’ufficio. Senza dubbio, avete già avuto modo di leggere o scrivere documenti creati in un Word. Pertanto, almeno in questo caso, non c’è sicuramente niente di nuovo.

Oltre a questi ci sono comunque i programmi che servono per creare delle presentazioni multimediali. In caso il programma di riferimento è Powerpoint, che nel contesto di una università telematica può essere utilizzato per ravvivare la lezione per mezzo di storie animate. Uno dei principali punti di forza di questo programma è che all’interno della stessa presentazione possono essere inseriti elementi testuali, visivi, o anche audio.

Senza dubbio, un altro programma di cui avrete sentito parlare è Excel. Nel suo utilizzo più semplice (molto molto semplice) una foglio in Excel viene utilizzato per creare delle semplici tabelle in cui scrivere dati, magari per una consultazione più semplice di ciò che scriviamo, oppure anche per eseguire calcoli e per creare tabelle e grafici. Se non lo sapete usare, non c’è nessun problema dal momento che su YouTube o comunque su Internet è possibile trovare una infinità di tutorial per imparare a usarlo.

Capacità di fruire di contenuti multimediali

Senza dubbio, questa è una cosa che dobbiamo imparare a fare, visto che contenuti di questo tipo saranno il nostro pane quotidiano del nostro percorso di laurea online. A dire il vero, non è solamente necessario imparare a fruirli, ma è anche molto importante prendere confidenza con le tecniche di produzioni di questi contenuti. Pertanto più specificamente, dovremmo imparare a

guardare e creare contenuti visuali

creare contenuti audio e saperli anche scaricare

mettere in rete dei semplicissimi blog

saper gestire in maniera base di programmi di foto ritocco

In ognuno di questi casi, avrete senza dubbio già avuto accesso a materiali audio e video scaricati dalla rete, banalmente da YouTube. Per ciò che concerne il creare contenuti, anche qui si tratta di operazioni estremamente semplici; basti riflettere sul fatto  che al giorno d’oggi tutti gli smartphone possono registrare video, audio e scattare fotografie; per il ritocco sono sufficienti un paio di tocchi di mouse su software che senza dubbio troverete già installati sul vostro computer come per esempio Paint su piattaforme Windows o il suo corrispettivo sulle macchine Apple. Ad ogni modo non c’è nulla di complicato in tutto ciò, ma se volete approfondire potete anche andare su questo sito. Buona lettura

Un giovane ligure va a lavorare in Inghilterra

Andiamo avanti con altri italiani che per lavoro, avventura, studio o viaggio hanno optato per trasferirsi per un determinato periodo di tempo di durata più o meno variabile in Inghilterra per meglio apprendere la lingua inglese. In questa intervista abbiamo colloquiato per un po’ con D., un giovane di natali e origini liguri.

Ci puoi dare in sintesi un resoconto della tua vicenda personale?

 Sono della Liguria e in questo momento sono ritornato a vivere in Italia dopo esser rimasto per circa due anni a vivere vicino a Londra: ero andato lì con l’idea di lavorare in Inghilterra e migliorare la mia conoscenza della lingua inglese: inoltre, ero proprio molto interessato all’idea di farmi una bella esperienza di lavoro al di fuori dei nostri confini nazionali, dato che si tratta di un’occasione che non a tutti è possibile cogliere.

 

Lavorare in Inghilterra: l'esoperienza di un giovane ligure

Lavorare in Inghilterra: l’esperienza di un giovane ligure

Quali sono le principali ragioni che ti hanno spinto a scegliere proprio l’Inghilterra? Ci puoi illustrare in poche parole quali sono state le tue esperienze professionali e di vita nel paese che ha come capo dello stato la regina?

Ho scelto di andare a vivere e lavorare in quel paese per un tot di tempo perché volevo immergermi nella vita e nella cultura di un paese molto diverso dal nostro, anche se sempre si tratta di Europa e perché la mia intenzione era quella di imparare davvero bene e in profondità l’inglese. A fianco a queste motivazioni di carattere linguistico e culturale la mia idea era quella di progredire anche nel mio percorso lavorativo professionale. Nel momento in cui giunsi a Londra iniziai a seguire delle lezioni all’interno di un corso di lingua inglese, il che mi diede l’opportunità di mettere mano e correggere alcuni degli errori più vistosi che ormai dai tempi della scuola mi trascinavo dietro. Quando ebbi migliorato il mio livello di inglese, che partiva comunque già da una discreta base, mi misi a cercare un lavoro, o job come si dice lì, anche perché molto sinceramente a Londra non è possibile riuscire a campare se non si ha un lavoro perché il costo della vita è davvero tanto tanto elevato. Dopo aver lasciato decine di curriculum vitae a destra e a sinistra riuscii alla fine dopo vari sforzi a trovare un impiego nella zona di Finsbury Park: non un granché come area, ma perlomeno il lavoro era nel web marketing, che è il mio ambito di competenza e il mio settore preferito. Il mio sogno si era avverato anche perché da anni il mio obiettivo era quello di diventare un esperto del settore e iniziare a lavorare a Londra proprio in quel campo è una cosa di cui ci si può vantare e che dà lustro notevole al proprio CV: fu una grandissima gioia: ora, forte di questa esperienza di lavoro fatta nel Regno Unito posso guardare con  molta più fiducia al nostro mercato del lavoro e cercare di inserirmi partendo dalla mia conoscenza del settore e anche dell’inglese, un qualcosa di davvero fondamentale!

Per approfondire gli argomenti collegati alle esperienze professionali e non in Inghilterra e nei paesi di lingua inglese, vi consigliamo di cliccare su questo sito, che tra l’altro presenta diversi suggerimenti e consigli pratici su come imparare l’inglese.

“Selfie” è la parola dell’anno

Se una persona vuole imparare l’inglese non si deve dedicare solamente allo studio delle regole della grammatica e della fonetica ma deve anche capire che la lingua, in generale, è un sistema molto elastico che cambia nel tempo: per questa ragione, alcune parole che prima erano molto usate vengono utilizzate progressivamente di meno, altre si modificano nella forma oppure nel suono, altre ancora nascono grazie alla creatività della comunità dei parlanti. In questo ultimo caso il web è sicuramente una fonte inesauribile di nuove parole: alcune di queste hanno una vita molto corta, altre, al contrario, entrano prepotentemente nella lingua parlata di tutti i giorni, al punto che istituzioni storiche e di grande prestigio le inseriscono ufficialmente all’interno della loro lista di parole “ufficialmente” appartenenti alla lingua standard.

Selfie

Selfie

Tra queste istituzioni vi è appunto l’Oxford Dictionary che in tempi recenti ha inserito la parola “selfie” all’interno del proprio dizionario, eleggendola inoltre come neologismo dell’anno. Un “selfie” stando a quanto dice il dizionario è “una fotografia scattata dal soggetto dell’immagine a se stesso, normalmente ripresa con una webcam o con una smartphone e, successivamente, caricata su un social media”. Di per sé, questa parola, non è comunque nuova per l’Oxford, che in realtà già nel 2012 l’aveva selezionata come la Word on the Radar. Sicuramente, ci verranno in mente moltissimi esempi di selfie che abbiamo scattato a noi stessi oppure che i nostri amici si sono scattati; ma il selfie è un’attività molto praticata non solo dalla “gente comune” ma anche dalle star. Ad esempio Justin Bieber sembra essere un grande fan di questa pratica, tanto da avere finanziato addirittura una app per la condivisione dei selfie; però in questa lista dobbiamo considerare anche altri personaggi come ad esempio il Papa, o anche Michelle Obama.

Così come per le parole, l’unico limite al Selfie è la creatività di coloro che ne fanno uso, e per questo motivo, ovviamente, ne sono nate un’infinità di varianti.

Insomma, alla fine dei conti, imparare parole nuove è un ottimo modo per imparare meglio l’inglese, e tanto più se queste parole sono diventate nientepopodimeno che parole dell’anno!

È importante scegliere la laurea online giusta

È probabile che molte persone, dopo una certa età, si rivolgono questa importante domanda poco prima di decidere di iscriversi presso la facoltà che ha deciso di frequentare: “sarò forse troppo in là con gli anni per prendere una laurea online?”. La risposta è ovviamente negativa! Per una mera questione di rispetto, non riproporrò la frase che avremmo sentito miliardi di volte “non si è mai troppo vecchi per ricominciare a studiare”. Ovviamente, è possibile analizzare la domanda che abbiamo visto prima da due prospettive diverse (e ovviamente, la risposta è sempre negativa!).

-”Ma adesso io ho Y anni e, anche se andasse tutto liscio, quando avrò finito di studiare avrò X anni. Preferisco evitare perché poi alla fine sarei troppo vecchio/a”
beh, non si può negare, hai Y anni… E allora? Il sottoscritto per primo si è posto la stessa domanda prima di decidere di iscriversi all’università, però è venuto anche il momento in cui ho deciso di lasciarmi alle spalle perplessità e buttarmi a capofitto in questa nuova avventura senza voltarmi. Ma che cosa è successo dopo? Assolutamente nulla: ora ho semplicemente quattro anni in più, e un lavoro che prima non avrei potuto trovare se non avessi deciso di frequentare la facoltà che avevo scelto (per inciso era lingue).
Questo vuole forse dire che sono più intelligente di tutti gli altri? Assolutamente no!

Ciò che differenzia le persone che studiano e lavorano e quelle che studiano e basta molte volte è proprio la motivazione. Per

Laurea online sì o no?

Laurea online sì o no?

arrivare in fondo ad un percorso di laurea online, chiaramente, dovete essere disposti a fare qualche sacrificio e a lavorare duro; però, l’impegno che ci metterete e l’esperienza di vita che avete, risulteranno degli alleati fondamentali durante il vostro percorso in università, ma potrebbero anche essere un elemento distintivo agli occhi delle persone che in un futuro potrebbero anche offrirvi un lavoro, dal momento che avete dimostrato determinazione e coraggio.

Un’altra delle cose che spesso mi sento ripetere è questa “Quando una persona è un po’ più in là con gli anni, il suo cervello non funziona più come quando era giovane”.

Ok, lo ammetto, di sicuro non sono un esperto di neuroscienze, però vi posso portare l’esempio di una mia compagna di corso, Federica, una donna sessantenne che grazie al suo stuio metodico e alla sua passione, otteneva SISTEMATICAMENTE risultati migliori di molti dei suoi compagni di corso.

Dove stava la differenza tra lei e tutti gli altri studenti con 40 anni di meno? Da nessuna parte, se non nella differenza di motivazione che la animava. Certo è innegabile che un ragazzo di vent’anni abbia delle capacità cognitive diverse, ma è sempre la passione a fare la differenza.

Insomma, se avete deciso di iscrivervi per prendere una laurea online, non fatevi bloccare da queste paure. Una volta che avrete iniziato vedrete che andrete avanti bene e non rimpiangerete la vostra scelta.

Comunque se volete approfondire l’argomento potete seguire questo link e leggere molte molte altre informazioni.

Buona letture e buono studio.

Il rapporto tra inglese e francese…una breve storia

Chi cerca di imparare l’inglese, e più nello specifico che si occupa di studiare questa lingua da un punto di vista della cucina si sarà, probabilmente, posto questa domanda: “per quale ragione ci sono animali che da vivi hanno un nome (mucca, cow inglese) e da morti ne hanno un altro (beef, carne di mucca)? Per capire questo dobbiamo andare a vedere, brevemente, una parte della storia dell’inglese, e più nello specifico quella parte che fa riferimento al Middle English, un momento storico che inizia all’incirca nel 1066. Alla fine di questo secolo, la società inglese si poteva dividere in tre “caste”: c’erano quelli che andavano in guerra, ossia gli aristocratici, quelli che pregavano, ossia i religiosi e infine quelli che lavoravano la terra. Ognuna di queste classi comunicava utilizzando lingue diverse: mentre i contadini parlavano inglese (o perlomeno quello che all’epoca era inglese), i monaci parlavano in latino, mentre gli aristocratici parlavano in francese.

francese e inglese

francese e inglese

Ovviamente, come sempre, per i più poveri c’era poca possibilità di farsi valere: tutte le istituzioni venivano amministrate in lingua francese, e chi non la parlava, non riusciva a far valere le proprie ragioni di fronte alla corte di giustizia. Nel tempo, comunque, questa situazione cambiò. I rapporti politici tra Inghilterra e Francia iniziarono a sgretolarsi per poi evolvere nella guerra dei cent’anni (dal 1337 al 1453); come tutti sanno, la lingua è un elemento di aggregazione fortissimo di tutta una popolazione che quindi si riconosce sotto un’unica identità contro un nemico comune. In questo caso, il nemico comune era costituito proprio dai francesi e, per questo motivo, l’inglese iniziò a recuperare un po’ del prestigio che nel tempo aveva perso. A questo, si aggiunse anche un altro evento: la peste. Quando la peste arrivò sul continente, e passò poi in Inghilterra, i primi a farne le spese furono proprio i contadini della campagna. Moltissimi morirono, e quei pochi che sopravvissero cercarono di trovare un rifugio in città. Per questo motivo, negli agglomerati urbani nacque un altro ceto sociale di artigiani che, ovviamente, non parlava francese. Il primo discorso nel Parlamento tenuto completamente in inglese, è datato 1362.

Ormai, l’inglese aveva incominciato la sua scalata verso lo status di lingua nazionale; ciononostante, ancora oggi esistono moltissimi vocaboli (se ne contano circa 10.000) che hanno origine francese e che riguardano i più svariati ambiti: quello artistico, quello politico, o quello legale. Naturalmente, quello della cucina, con cui abbiamo iniziato questo articolo, è uno tra i più interessati da questo fenomeno. Se ripercorriamo quanto abbiamo scritto, possiamo capire che le persone che sgobbavano, ossia i contadini, parlavano inglese e, ancora oggi, il nome dell’animale da vivo rimane. In inglese. Ma una volta che l’animale era morto e poteva essere mangiato, solamente i ricchi se lo potevano permettere e sappiamo che i ricchi parlavano in francese. Ancora oggi, pertanto, il nome dell’animale da morto mantiene ancora la sua forma in francese a dimostrazione che le ingiustizie sociali resistono nel tempo!

Pronuncia Inglese e Differenze di Classe

Avevo un insegnante a scuola che diceva sempre che “studiare una lingua significa studiare una cultura “. Come student of English e di altre lingue questo è stata certamente una delle lezioni più ricevute che mi abbia impartito. La curiosità di indagare nel profondo una prospettiva culturale diversa dalla nostra stimolo ad approfondire una prospettiva sul mondo diversa da quella a cui siamo abituati è il punto di inizio e non semplicemente un’aggiunta alla strada che conduce a imparare un’altra lingua.

E’ ovvio che è importante studiare parole nuove e cercare di migliorare la pronuncia inglese, sapere lo spelling delle parole, ecc ma è necessario anche pensare al fatto che cultura e lingua sono molto strettamente collegate e lo sono sempre! Usanze, abitudini e modi di interagire con gli altri, così come eufemismi e argomenti che non possono essere toccati che sono caratteristici di una popolazione nascono da pensieri che si trasformano in discorsi e azioni.

Parlando ora dell’inglese e della cultura inglese, credo che sia molto interessante riflettere su un punto molto molto importante che si può anche riassumere in tre parole: us and them, cioè “noi e loro”, che è un elemento estremamente collegato a diversi discorsi sulla pronuncia inglese.

In effetti, nella società inglese è rimasta la presenza molto forte e avvertibile del classismo. Ovviamente è opportuno dire in anticipo che non è mai giusto parlare per stereotipi senza giudicare le persone una a una e non in quanto appartenente a un gruppo o a un altro, ci mancherebbe. Detto questo, comunque non è possibile negare che molti elementi delle classi dominanti, le persone più abbienti, abbiano spesso un atteggiamento da complesso di superiorità e non nascondono un certo senso di disprezzo o di guardare dall’altro in basso le classi inferiori. Allo stesso modo anche le classi più basse della società inglese giudicano le classi più alte tramite la stampa scandalistica e i tabloid, delle quali forse invidiano la ricchezza e il potere.

“Come mai dobbiamo vivere “attraverso “di loro?” ; in inglese questa affermazione significa “Why do we have to live through them?”ed è la domanda che si pone una cameriera nel momento in cui alcuni colleghi stanno parlando male dei propri capi in una scienza del film Gosford Park del regista americano Altman, il quale mostra il rapporto malato che c’è tra classi alte e basse della società britannica degli anni Trenta, dinamiche che in realtà funzionano ancora oggi in modo molto simile ad allora.

Però, come è che si manifesta questo comportamento nella lingua? La risposta alla domanda appena fatta sta in una frase di George Bernard Shaw, scrittore molto famoso: “It is impossible for an Englishman to open his mouth without making some other Englishman hate or despise him.” Insomma, ogni volta che un inglese apre bocca ce ne sarà un altro che lo guarderà con disgusto.

Nelle scuole di più alto livello in UK  si insegna la Received Pronunciation, ovvero la “pronuncia ricevuta” un tratto caratterizzante degli aristocratici. Questo tipo di accento marca un confine di carattere sociale, in quanto usato solo da chi ha potuto fare determinati studi.

Per fare ricerche e approfondire il discorso potete cliccare sul link che porta a questo sito, ricco di news sull’inglese e spunti per aggiornarsi.

Esiste un rapporto tra inglese e le lingue a rischio di estinzione?

Il sito Internet endangeredlanguages.com ha lo scopo importante di monitorare e, laddove possibile, salvare le lingue che si trovano a rischio di estinzione; questa associazione ha lanciato, negli ultimi tempi, un allarme: “quando una lingua si estingue automaticamente si estingue anche tutto il sapere scientifico e culturale che le gravita intorno; questa perdita può essere paragonabile alla perdita di una specie”. Il nostro sito in questo articolo si occupa di approfondire un pochino questo fenomeno.
Secondo alcune ricerche più del 40% delle lingue parlate in tutto il mondo si trova a rischio di estinzione nell’arco di questo secolo; ovvio, non si parla di percentuali catastrofiche come vengono citate spesso da altri studi, ma si tratta comunque di un dato importante e su cui riflettere.

Lo studioso  Ganesh Devy ha evidenziato, ad esempio, che nella zona del sub-continente indiano un quinto delle lingue parlate cinquant’anni fa è scomparsa. Secondo l’opinione comune, il principale imputato di questa scomparsa è appunto l’inglese; certo, in quanto lingua globale l’inglese ha sicuramente avuto un ruolo importantissimo in questo processo; ciò nonostante la causa non è affatto da trovare solamente in questa povera lingua!

lingue in via di estinzione

lingue in via di estinzione

Quello che ci dobbiamo chiedere è se esiste qualche modo per rallentare questo processo di estinzione linguistica che ormai si sta sviluppando da molti anni. Il processo che si chiama “pianificazione linguistica” è sicuramente un argomento molto complesso che non è possibile affrontare nell’arco di un articolo su un blog. Ciononostante, per adesso, ci basti sapere che ciò di cui si occupano i pianificatori è stato sufficiente a dimostrare che la leva su cui far forza per rivitalizzare una lingua che sta morendo, ossia quella “morale” oppure “sentimentale” non è sufficiente per rendere i parlanti sensibili all’argomento. In effetti, la maggior parte dei parlanti opera scelte più che altro di comodo o di convenienza, ossia scelgono di parlare la lingua che offre migliori prospettive di sopravvivenza.

In questo senso, dunque, sono nati diversi progetti che, invece che puntare al valore sentimentale o culturale di una lingua, puntano più che altro ad evidenziarne i vantaggi tangibili che un parlante ne potrebbe derivare quotidianamente. Ad esempio in Irlanda si conduce un programma chiamato Gallhim le Gaeilge (“Galway in irlandese”) che ha una caratteristica prevalentemente economica e che ha lo scopo di evidenziare agli occhi degli operatori turistici e ai commercianti di Galway che, in realtà, la lingua irlandese può diventare un ottimo sponsor a livello locale. Quindi, lo scopo di base di questo progetto è quello di far riscoprire le origini gaeliche alla popolazione, utilizzandole nelle insegne dei negozi, a scuola, e nelle pubblicità. Bella trovata davvero! :-)

Le Certificazioni di Inglese

Che differenza c’è tra un certificato di partecipazione o di frequenza e una certificazione di lingua inglese? Fate attenzione: questo è un argomento molto importante e la distinzione tra i due è più che uno “spaccare il capello in quattro”.

Alcuni corsi di inglese e non poche scuole offrono, nella quota di partecipazione, un attestato da conferire a ciascuno studente al termine di un insieme di lezioni. Questo “attestato” se proprio vogliamo andare a fare pignoli, da un punto di vista del riconoscimento internazionale vale pressoché zero; in realtà, sarebbe meglio che questi attestati venissero inviati per e-mail, così almeno si salverebbe qualche foresta.

Ma perché diciamo questo? In realtà, come spiega il termine stesso, un attestato serve appunto per attestare che una persona ha preso parte a delle lezioni. Che poi questa persona durante il corso abbia studiato, sia stato su Facebook o sia uscito a fare un giro poco importa; ciò che conta, in questo caso, è che sia stato presente alla lezione. Ovviamente i toni qui sono un pochino esagerati, ma era giusto per rendere l’idea.

Certificazioni Inglesi

Certificazioni Inglesi

La questione è che c’è una grande differenza tra un attestato di una certificazione linguistica di inglese come ad esempio lo IELTS o il TOEFL. Quando si parla di certificazioni, in realtà, non è mai importante sapere come uno studente è arrivato a conoscere la lingua; ciò che conta è che lo studente sia preparato e che raggiunga perlomeno un livello X, per mezzo di esami scritti e orali e secondo descrittori riconosciuti in maniera internazionale e validi per tutti.

Nel Regno Unito, ad esempio, si accettano solamente studenti che siano in regolare possesso di una certificazione che attesti la loro conoscenza su un livello pari al B2 o al C1, dipendentemente da quanto è selettiva una università.

Come accennavamo prima, lo studio per sostenere quest’esame può avvenire sia in maniera autonoma, sia per mezzo dell’accertamento docenti (in realtà ultimamente si sta diffondendo anche la pratica di imparare le lingue on-line).

Il costo per sostenere questo test dipende un po’ sia dal livello dell’esame sia dall’ente che si incarica di certificare il livello degli studenti; però, potremmo dire che per sostenere un esame di livello medio-alto ci si potrebbe aspettare di estendere all’incirca € 150.

Buono studio!

Che cosa sono i Fillers in Inglese?

Per imparare l’inglese, di solito una buona norma è quella di ascoltare dei dialoghi in lingua originale, e uno dei modi più divertenti è sicuramente quello di guardare dei film. Quasi tutti hanno visto almeno una volta visto il film Pulp Fiction di Quentin Tarantino: una scena in particolare ha fatto la storia di questa pellicola – e del cinema degli anni Novanta: la conversazione tra Uma Thurman e John Travolta prima della cena al ristorante, culminata poi con il famoso duetto ballato sulle note di You Never Can Tell di Chuck Berry. “Non odii tutto questo?” Chiede Mia, alisa Uma Thurman. “Tutto questo cosa?” Risponde Vincent / Travolta. “I silenzi che mettono a disagio.” Chiosa Mia Wallace.

La conversazione orale è immediata e per questo ha bisogno di riempire i silenzi usando con frasi e parole che magari, da un lato, non hanno molto significato, ma dall’altro hanno proprio il ruolo di colmare degli spazi vuoti.

Questo tipo di considerazione è adatto in modo particolare per certe culture, come spiegato dall’esperto di lingua inglese e di comunicazioni interculturali Richard Lewis . In oriente, invece, si enfatizza molto il ruolo del silenzio, in ragione del fatto che una risposta che segue a una riflessione silenziosa mette in mostra il rispetto per l’acutezza della domanda. Nella società odierna, tuttavia, i cui ritmi sono velocissimi e  ci si attende spesso che a una domanda segua immediatamente o quasi una risposta. A volte, però, la risposta non è già ben chiara e abbiamo bisogno di guadagnare un po’ di tempo. A venire in nostro soccorso arrivano i fillers, parola con la quale ci si riferisce alle espressioni che colmano i silenzi e gli spazi vuoit. To fill è un verbo noto agli studenti di inglese, che in molte occasioni si trovano a svolgere una tipologia di esercizi chiamata Fill in the gaps.

Imparare l'Inglese Grazie ai Silenzi

Imparare l’Inglese Grazie ai Silenzi

Erm, All right, Right, You know, Well, I mean, You see sono tra i fillers più usati. Sebbene, essi non abbiano grande rilevanza dal punto di vista del contenuto, è però altresì necessario conoscerli e capire quando il nostro interlocutore li sta usando. Tra l’altro, i fillers non esistono certo soltanto in inglese. In tedesco abbiamo also, doch, weisst du, in italiano “ehm”, “sai,” “appunto” e così via.

Si tratta di dettagli dei quali bisogna essere consapevoli: fa parte del nostro percorso di apprendimento dell’inglese.

Comunque, se volete maggiori informazioni e trucchi su come imparare l’inglese potete provare a seguire questo link

Imparare l’inglese….passando per il latino

Che ci fa un pezzo sul latino su un sito con consigli preziosi per le persone che desiderano imparare l’inglese? In breve, si potrebbe dire che il latino è uscito dalla porta vestito da inglese ed è ritornato dalla finestra nel suo paese natio, l’Italia. Succede così che, quando proviamo a fare sfoggio della nostra dizione inglese che ci fa sentire international (parola, guarda un po’, di origine latina) e quando ci riferiamo ai mass media  nella nostra lingua, con la pronuncia English (“midia”), ci dimentichiamo che in realtà entrambe le parole provengono dal latino.

Imparare l'Inglese

Imparare l’Inglese

Similmente a media, un altro termine inglese ormai molto comune nella nostra vita quotidiana è computer.

Era quello che Bill Gates voleva: portare un PC in tutte le case. Nonostante, però, l’uomo di Microsoft abbia esportato i computer in tutto il mondo, non si può omettere che il termine proviene dal verbo latino computare… E nemmeno se si antepone l’aggettivo personal  (dal latino persona) si potrà nascondere l’anima latina dei PC.

Degno di nota è anche l’esempio di tutor, letto alla maniera “britannica” “tiuto” ( /ˈtjuː.tə/ ). Non è raro ascoltare pronunce italiane che, stravolgono la pronuncia corretta inglese rischiando di trasformare la parola in “ciuccio”…

Tornando al campo dell’informatica, vediamo la parola server, anch’essa entrata da tempo nel nostro lessico quotidiano. Sapete qual è la sua origine? LA parola proviene da quella latina servire o dal nome comune servus.

E’ molto interessante che molte parole inglesi del lessico tecnologico/informatico italiano siano di origine latina. Significa che la modernità attinge con forza nell’antichità: that’s brilliant!

Le persone che vogliono abolire il latino come materia di studio, definendolo “vecchio”e “inutile” dovrebbero riconsiderare questa opinione e apprezzare quanto la conoscenza del latino possa avere un ruolo importante per imparare l’inglese. Va bene, è giusto includere i nuovi media tra le materie scolastiche, ma il latino fa parte della nostra storia e del nostro patrimonio culturale e per avere un’idea del nostro futuro è altresì importante capire come siamo arrivati fino a qui e adesso…

Ad ogni modo se voleste approfondire ancora un po’ l’argomento, vi consigliamo di andare a dare un’occhiata qui. Il sito è sicuramente pieno d utili consigli per tutte quelle persone che decidono di cimentarsi nello studio di questa lingua meravigliosa. Ricordate anche una cosa molto importante. Per raggiungere un livello buono in inglese non serve alcuno sforzo particolare. Imparare l’inglese in maniera tale da poter comunicare con i nativi anglofoni è uno sforzo sicuramente alla portata di tutti. Naturalmente però, per avere una conoscenza più approfondita è necessario dedicare allo stuio molto tempo e molto sfrozo, ma se vi troverete ad innamorarvi di questa lingua di sicuro per voi non sarà un problema, e i frutti li vedrete comunque presto.

 

Bene, per adesso è tutto! Mi raccomando continuate a seguirci. Buon inglese a tutti!